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Come “Along the river” divenne la mia opera d’esordio

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Along the river – La frontiera spezzata: opera d’esordio di Giampaolo Galli
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Fu come affidare alle onde del mare di internet un messaggio in bottiglia, e il destino volle che quella storia venne scoperta e apprezzata da un giovane regista torinese, Daniele Nicolosi, in cerca di un’idea originale per il suo cortometraggio.

 
Q uando scrissi il racconto “Lungo il Fiume” e Farwest.it decise di pubblicarlo on line in un’antologia dedicata alla frontiera americana, non potevo certo immaginare che quelle dodici pagine sarebbero diventate il soggetto di un’opera cinematografica e il canovaccio del mio primo romanzo.

Fu come affidare alle onde del mare di internet un messaggio in bottiglia, e il destino volle che quella storia venne scoperta e apprezzata da un giovane regista torinese, Daniele Nicolosi, in cerca di un’idea originale per il suo cortometraggio.

Ricordo ancora la sera in cui Daniele riuscì a rintracciarmi e mi comunicò il suo progetto. Quella telefonata segnò l’inizio della nostra collaborazione e del mio percorso artistico negli anni a venire.


 

Ancora adesso, ripensando ai giorni delle riprese, provo una forte nostalgia di quella straordinaria esperienza. Raccontavamo una storia di pionieri ed eravamo pionieri noi stessi.


 
I nvece di girare in Spagna, come avremmo voluto, il budget ridotto ci aveva imposto scelte ben più drastiche. Da buoni italiani ci arrangiammo, e un villaggio abbandonato sulle pendici delle Alpi Cozie, diventò per cinque giorni il set di La Jolla, New Mexico. La troupe portò tutto su in montagna: allestimenti, armi, cavalli, costumi. Vennero riadattate le scenografie, organizzate le mense, gli alloggi, il backstage, e io assistevo incredulo, scena dopo scena, al materializzarsi di un sogno.

Ancora adesso, ripensando ai giorni delle riprese, provo una forte nostalgia di quella straordinaria esperienza. Raccontavamo una storia di pionieri ed eravamo pionieri noi stessi.

La realizzazione di un film western nel 2015, autoprodotto in Italia e con scarsissimi mezzi finanziari, era l’impresa più anacronistica a cui si potesse pensare, eppure vincemmo la sfida.

 

 

...era l’impresa più anacronistica a cui si potesse pensare, eppure vincemmo la sfida.


 

Franco Nero vestì i panni del protagonista e portammo a casa numerosi riconoscimenti cinematografici in diverse rassegne nazionali ed estere, tra cui un prestigioso premio come miglior opera straniera agli American Movie Awards 2016 di Las Vegas. Vincere negli Stati Uniti con un western italiano fu la conferma dell’ottimo lavoro svolto, e quando vidi Franco Nero sul grande schermo recitare in inglese le frasi che io stesso avevo messo in bocca ai miei personaggi, mi ripromisi di mettere nuovamente mano al racconto, per ampliarlo e trasformarlo in un romanzo.

 
A long The River – la frontiera spezzata diventò così la mia opera d’esordio.

La dedicai a mio padre, che aveva sempre sostenuto le mie aspirazioni e che purtroppo non fece in tempo a sfogliare il libro fresco di stampa.

Dal romanzo io e Daniele Nicolosi ricavammo una seconda sceneggiatura, destinata alla realizzazione di un lungometraggio, da girare negli Stati Uniti. Tradotto in inglese, lo script è oggi depositato all’American Writers Guild di Los Angeles, in attesa di riprendere vita tra deserti e praterie.

Ma questa è un’altra storia e spero un domani di riuscire a raccontarvela.

Giampaolo Galli

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